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Gli Artisti: VALENTINA PIETRUCCI
BIOGRAFIA:

L’Artista è nata a Roma nel 1983.
Cresciuta in un piccolo centro situato nella provincia di Roma, all’età di quattordici anni sente subito la necessità di sviluppare il suo percorso artistico in una grande città, quale è Roma, piuttosto che accontentarsi dei centri vicini.
Ma la scelta di frequentare un indirizzo di studi artistico non avviene immediatamente, dopo le scuole medie inferiori si iscrive al Liceo Classico con indirizzo linguistico, Gaetano De Sanctis e li vi rimane solo per un anno. Consapevole del proprio sbaglio pensa già di trasferirsi alla fine dell’anno in un Liceo Artistico. Nell’anno 1998 è già iscritta al VI Liceo Artistico in Viale Pinturicchio di Roma, dove rimarrà sino all’anno del diploma, il 2001.
Nel 2002 frequenta il V anno integrativo come previsto dal corso di studi e subito dopo aver ricevuto l’Attestato di idoneità si iscrive ad un corso professionale per grafico pubblicitario.
Dopo questa breve parentesi duranta giusto un anno giunge all’Accademia di Belle Arti dove sceglierà come indirizzo di studi il corso di Pittura tenuto dalla cattedra del professor Andrea Volo. Una scelta voluta, che la porterà successivamente allo sviluppo e all’approfondimento artistico, culturale e didattico che aveva prefisso già dagli inizi.
Valentina Pietrucci ora è giunta e frequenta il terzo anno di Pittura sempre all’Accademia di Belle Arti di Roma, vive ancora a Mazzano Romano e continua la sua ricerca artistica.

TRA ME E L'ARTE

Ho intitolato così questo mio breve proloquio perché credo veramente che tra artista e arte c’è un rapporto speciale e quindi un qualcosa che interagisce tra ambe due. Quando creo un quadro, mi piace utilizzare la parola creo intrinseca di valore e significato dal mio punto di vista, sento che l’idea che si va a formare nella mente prende piede e quindi forma, sulla tela attraverso la mano. E questa è una sensazione che mi dà estrema soddisfazione, ancor prima di vedere cosa si è andato a formare secondo quel progetto mentale. Lo schema, la costruzione e la proporzione sono per me elementi essenziali, ma l’interpretazione, il ragionamento pittorico o la sensibilità interiore si aggiungono poi come uno strato secondario per completare il discorso iniziale.
Non mi verrebbe mai in mente di lasciare le cose così come le ho iniziate solo perché c’è un discorso funzionale scontato. A quel punto avrei eseguito e non creato, qualcosa di mio.
Quando termino i miei lavori o comunque decido che è meglio terminarli (perché per me ci sarebbe sempre da continuare) in una prima parte sono compiaciuta. Nella seconda parte mi vergogno. Sono timida nei confronti del mio quadro e verso chi lo sta guardando. Perché questo? Sicuramente perché ho messo a nudo una parte che ho dentro e questo a parte chi è estremamente esibizionista, fa vergognare o imbarazzare. Questo va detto per ricondurre il discorso da dove era partito e cioè che vale sempre di più per me l’idea che”fare” arte dà emozioni, non è solo un altro modo per accontentare la nostra società di consumisti.

LA MIA RICERCA ARTISTICA

Sono stata folgorata, se così si può dire, da un immagine in bianco e nero dei resti di un giornale, all’inizio dell’anno accademico.
Da li ho iniziato a pensare di voler portare avanti un discorso piuttosto romantico, che riprendesse la tematica del paesaggio; “Il cielo che schiaccia la terra”. Doveva essere questo il punto, e invece sono finita col rappresentare il treno della stazione di Saxa Rubra a Roma, il quadro che ora è esposto in questa mostra. Per fortuna è andata così, dico per fortuna perché quest’altra tematica mi ha portato a dei risultati notevoli, che mi hanno permesso di capire meglio quale strada dovrò seguire in futuro. E’ come arrivare piano piano alla soluzione del gioco, volgarmente parlando. E questo mi piace, perché capisco che ciò che ho dentro seguendo questa strada non sarà poi così complicato da rielaborare.
Sviluppando un archivio di immagini (nel mio caso avremmo scatti di questo treno che va e che viene dal suo binario) è più semplice rappresentare cosa si ha in mente. Le immagini aiutano come supporto visivo di guida, ma il resto si crea secondo l’estro personale, a mio avviso. Il colore, prevalentemente acrilico, gioca su superfici (tela o cartone) e piani che alla fine dell’elaborazione susciteranno un qualcosa. Un qualcosa aggiungerei di estremamente personale o soggettivo.
Altro elemento di primaria importanza ritengo che sia una ricerca didattica, andare a ricercare qualcosa che ti possa aiutare in quello che si sta facendo come seguire il percorso artistico di pittori già noti, sfogliare libri inerenti o semplicemente mettere da parte delle fotografie, aumenta il bagaglio personale di ognuno e arricchisce quella ricerca artistica di cui parlavo.
 
Le opere esposte in questa mostra sono:
 
IL TRENO CHE ARRIVA
 
Altre opere dell'artista:
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